JL Insight02.10.26
La nostalgia come materia prima
Mai così connessi, mai così in fuga dall'always on.
Mai così connessi, mai così in fuga dall'always on.
Seduti al tavolo della cucina mentre sorseggiamo un caffè bollente, in attesa alla banchina della metro, in auto, sotto la doccia, nelle nostre passeggiate, corse, a volte anche in ufficio.
Insomma a casa, fuori casa, fermi o in movimento, ovunque e a qualsiasi ora. Dentro routine profondamente diverse, c’è un elemento che ci unisce tutti oltre alla foschia ottobrina: il podcast, compagno fedelissimo della nostra quotidianità. La domanda di oggi non è perché siamo diventati addicted alle storie raccontate da altri, ma quale altra storia ci stia provando a raccontare il fenomeno.
Quando sia successo non è ben chiaro a nessuno ma l’evidenza è universalmente condivisa: la nostra relazione con il podcast è ormai più stabile delle situationship di cui si nutre il romanticismo moderno – aka (per i fortunati che ancora non conoscono il neologismo) quelle zone grigie tra amicizia e relazione ufficiale esplose con le app di dating. La vera novità, però, risiede nel fatto che oggi ci stiamo appassionando allo strumento con più velocità e più forza che a tutti gli altri mezzi d’informazione e intrattenimento. A dircelo è FM-world: gli ascoltatori abituali di podcast sono in netto raddoppio e gli investimenti pubblicitari 2026 segnano un +4,3%, lasciando al palo TV e carta stampata. Sarà che la contemporaneità ci richiede il multitasking, sarà che abbiamo bisogno di comprensibile distrazione quando iniziamo l’annoso compito del cambio armadio stagionale, sarà pure che ci rincuora poter scegliere quali dialoghi ascoltare prima di proiettarci nel vociare confuso delle nostre città e dei nostri uffici. Eppure…
A voler tendere meglio l’orecchio, viene da chiedersi se l’aumento esponenziale del consumo di ipod broadcast (questo l’acronimo di podcast) non copra in realtà un altro segnale: il bisogno profondo di tornare a connettere mondo digitale e reale.
Il dubbio ha iniziato a ronzarmi in testa qualche mese fa, di fronte alle foto di star come Zoë Kravitz e Harry Styles paparazzate con le cuffie col filo indosso – subito seguite dai Gen Z (la generazione che, insieme ai Millennial, ascolta podcast con maggiore frequenza: oltre il 50% dei giovani tra i 13 e i 25 anni lo fa mensilmente, settimanalmente o addirittura ogni giorno), che ne hanno fatto l’accessorio più cool della loro estate. Che non fosse solo l’ennesima scintilla di estetica hipster berlinese? Il ritorno in auge del collezionismo di vinili e il successo di remix di tracce iconiche degli anni passati – così diffuso da imporsi come uno dei trend più caldi della musica contemporanea – ci doveva già far venire qualche sospetto. A confermare la mia teoria che non si trattasse solo di una tendenza moda, il fatto non trascurabile che i più giovani includano tra le proprie fissazioni anche la cara vecchia pellicola a 35mm e un’ostinata devozione all’estetica Y2K – movimento culturale e visivo ispirato al fashion, al design e alla tecnologia di fine anni ’90 e inizio 2000. Il mio presentimento iniziava allora a diventare più chiaro: non è che stiamo provando a ricucire la maglia di una consistenza perduta?
Oltre il filtro nostalgico, la vera urgenza è il recupero di un’impronta tattile che faccia da cuscinetto contro l’ansia da schermo piatto e l’immaterialità di una connessione Bluetooth.
Se il fatto che ascoltiamo sempre più storie di altri senza guardarli in volto può suonare “a primo orecchio” un’ennesima vittoria della tecnologia sul vero, rimettersi gli auricolari col cavo rappresenta in verità un gesto pigro che, una volta sbrogliato, ci racconta tutt’altro: mentre il mondo corre verso il prossimo aggiornamento, noi continuiamo a cercare qualcosa che abbia il piacere di essere ascoltato, toccato, perfino indossato.
Rivogliamo indietro i fili visibili di un tempo lento e perduto. A volte sono cuffie con cavo, altre sono un tessuto come Renew Wave di Jersey Lomellina, capace di legare insieme caratteristiche evolute a una superficie tridimensionale dal look vintage – in equilibrio perfetto tra ciò che la tecnologia rende possibile e ciò che i nostri sensi vogliono continuare a riconoscere. Creazioni contemporanee che guardano avanti senza dimenticarsi di voltarsi indietro. La risposta alla domanda di questo episodio, forse, è tutta qui: oggi, a rimanere sulla cresta dell’onda, è chi si ricorda di porre anche la nostalgia a materia prima.